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architect  16.07.19
La cena è pronta
«Le variazioni che non sono né utili né nocive non saranno influenzate dalla selezione naturale, e rimarranno allo stato di elementi fluttuanti, come si può osservare in certe specie polimorfe»

- Charles Darwin, L'origine delle specie, 1869

Quando uscirono le prime pagine sui giornali tutti credettero alla solita epidemia di fake news. La verità ci mise circa tre giorni a venire a galla: la canfora platanensis diafana, pianta tropicale ad alto fusto usata per produrre la pregiata carta dei Moleskine Custom Pro era infetta da un virus letale. Tutti gli architetti si sono estinti nell’arco di un mese. Come dinosauri piccoli, pallidi ed eleganti. Occhiali dalla montatura spessa e camicie rimasero abbandonati su comodini e letti sfatti.
Dopo lo scompiglio iniziale in paese e poi in città e poi in ogni angolo della terra, tutti cominciarono ad affrontare la realtà: i nostri palazzi come faranno a stare in piedi ? Le nostre città saranno belle e ci vivremo ancora bene ? Chi progetterà le case, i ristoranti, gli alberghi e le stazioni ? E gli aeroporti ? Chi renderà belli i nostri spazi ?
Ma gli anni passarono rapidamente e le cose non cambiarono poi così tanto. Alla fine gli edifici non crollarono perchè gli ingegneri si preoccuparono di calcolare strutture di cemento, legno, ferro e tutto il resto in grado di resistere a terremoti e tsunami per secoli. E gli edifici non erano affatto brutti e privi di gusto: artisti, scultori e pittori si preoccuparono di rendere gli ambienti luminosi, colorati, accoglienti e seducenti. Nuovi stili nascevano e morivano in un clima di stimolante osmosi fra discipline diverse in equilibri sempre cangianti con il contesto sia naturale che urbano. Falegnami, fabbri, carpentieri, muratori, si sostituirono come progettisti nei piccoli lavori che non richiedevano necessità burocratiche o direzione dei lavori. Una folta schiera di geometri, infatti, ha sbrogliato ogni intrigo normativo, ha lottizzato, autorizzato, amministrato ogni cavillo così che le città potessero continuare a crescere. I nuovi quartieri erano sostenibili, economici, tecnologici e autosufficienti a livello energetico.
Anno dopo anno l’habitat dell’uomo continuò ad essere plasmato sulla base delle sue necessità. La selezione naturale aveva semplicemente fatto il suo corso.

Il piccolo Claudio girò silenziosamente il pomello e cominciò a curiosare nella stanza buia e polverosa, piena di attrezzi incomprensibili come strani fossili di qualche specie dimenticata. Gomitoli di fogli pieni di disegni, quaderni traboccanti di numeri, pennarelli, matitoni, cataste di mattonelle colorate, modellini di cartone, pezzi di gesso e plastica. Tavolette grafiche, macchine fotografiche e laser scanner. Computer di ogni dimensione e marca. Colonne pericolanti di quadernini dalle copertine nere e lucide sporgevano dalla grande libreria.
Claudio ne prese uno con cautela e, trattenendo il fiato, cominciò a sfogliarne le pagine. Erano piene di disegni a china, schizzi di città, case, persone, oggetti reali e immaginari. Frasi scritte frettolosamente, a volte indecifrabili, a volte in nitido stampatello. Appunti e promemoria, luoghi, orari e nomi. All’improvviso sentì la porta aprirsi con forza alle sue spalle.
“Claudio ! Te l’ho detto mille volte che non devi entrare nello studio del nonno! E’ molto pericoloso stare qui!”
“Scusa papà, non lo faccio più! Ma cosa sono queste cose ? Il nonno faceva il falegname ? disegnava? Faceva il pittore o lo scultore? O il muratore ? Faceva lo scrittore ? O il poeta ? Era un'artista?”
“ Eh, Claudietto… Il nonno faceva l’architetto.”
“L’architetto? E che cos’è l’architetto?”
“E’ una lunga storia, Claudio, un giorno te la racconterò. Ora si è fatto tardi, non facciamo arrabbiare la mamma. Andiamo di là che la cena è pronta”.