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Giuseppe Guida   Napoli
Città dei Bambini di Frattamaggiore Frattamaggiore (Na)  
Una Città dei Bambini deve “coinvolgere”: lo può fare sollecitando il livello sensoriale ed emotivo dei giovani utenti, facilitando il loro rapporto empatico con gli oggetti, con i compagni, con gli insegnanti, con gli operatori e con lo spazio dell’architettura che li ospita. Tale approccio permette di sviluppare e valorizzare le potenzialità dei bambini. Con una Città dei Bambini si deve poter “interagire”: deve esser un organismo riconoscibile e identitario, protettivo ma anche aperto alla curiosità dei suoi piccoli fruitori. Ad essi deve fornire l’opportunità di vivere l’esperienza ludica, creativa e culturale come libera espressione di forme e contenuti, consentendo di compiere sperimentazioni unendo creatività e tecnica. Una Città dei Bambini deve “rivitalizzare”: deve interagire, cioè, con il contesto sociale all’interno del quale opera e funziona, deve fornire identità ma anche nuovi “materiali urbani” di tipo fisico, strutture e servizi alla città, sollecitando così trasformazioni più ampie, di livello urbano. Una Città dei Bambini deve consentire a Frattamaggiore di competere, in una logica di marketing urbano: deve agire a livello territoriale, con un offerta culturale e di servizi di livello territoriale, ricollocando la città in uno scenario di area vasta, nel quale essa possa competere con servizi innovativi e inediti che la nuova struttura può essere in grado di offrire. Il progetto proposto dal nostro gruppo per il CIBAF radicalizza proprio questo concetto di forma. E attraverso un progressivo processo di scarnificazione del linguaggio arriva a una forma quasi assoluta, caratterizzata da semplicità e da immediatezza. In questo senso il progetto ha adottato la soluzione, mantenendosi rigidamente all’interno dei limiti normativi imposti dal bando e dal vigente Piano Regolatore, della demolizione completa degli edifici industriali preesistenti. Pur riconoscendo ad essi un ruolo non marginale nell’immaginario collettivo, si è ritenuto il recupero di parte di essi non congruo con gli obiettivi del bando, con la necessità in ogni casi di rinnovare il tessuto urbano fornendo nuove connessioni e nuovo spazio pubblico, anche in considerazione del fatto che si tratta di manufatti di ordinaria edilizia industriale della prima metà del novecento priva di un valore architettonico specifico e riconoscibile e, in ogni caso, poco adeguati ad essere utilizzati per le funzioni e per le spazialità di un edificio per l’infanzia. Il progetto proposto non aspira a un’improbabile mimesi col contesto, non strizza l’occhio a citazioni vernacolari, nasce dal luogo, da questo specifico lotto nel cuore di Frattamaggiore. Nasce dal luogo nel senso fisico, come un affioramento, emergenza plastica che si fa strada in superficie dal sottosuolo, che conquista la luce. Che estende l’idea di piazza, così fortemente perseguita dall’Ente banditore, a tutta la sua superficie, lasciandosi percorrere, al suo interno, sulla sua copertura, nei suoi ampi spazi aperti e in quelli più intimi e raccolti. Una forma che è data dalla semplice composizione di due elementi, un corpo che si sviluppa in orizzontale per ripiegarsi su sé stesso, quasi un “metamero”, generando una piazza interna, e un altro organismo, separato, che chiude idealmente la traccia, il movimento innescato dall’altro. Gli spazi esterni, l’intorno, seguono e assecondano queste dinamiche, alzandosi e abbassandosi, sviluppando e radicalizzando quell’idea di continuum che segna il punto di partenza e di arrivo del progetto. Il progetto si è classificato 15° su circa 90 progetti provenienti da tutta Europa.