Galleria Goito 30_19121_La Spezia
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La Castelnuovese Headquarters
S.Giovanni valdarno - first prize
Il manufatto si presenta come un insieme di corpi di dimensioni ed altezze diverse aggregati tra loro, a volte anche con scarsa funzionalità e razionalità, figlio di un mondo che si limitava a ragionare sulle necessità del momento e sul sopraggiungere di nuove esigenze, legate necessariamente al processo produttivo, senza la pianificazione di interventi unitari. Questa aggregazione “spontanea”, frutto di stratificazioni successive, spesso visibili anche per i materiali impiegati per la realizzazione delle murature, determina nell’ottica di una rifunzionalizzazione poca flessibilità e disunitarietà. Ovviamente le attuali strutture risultano palesemente insufficienti per le esigenze prestazionali richieste dalle necessità contemporanee in termini strutturali ed energetici, oltre essere sprovviste totalmente di qualsiasi impianto. L’abbondante presenza di macchinari che servivano alla lavorazione della lignite, molti dei quali in pessime condizioni di conservazione, determinano una forte rigidità funzionale che induce chiaramente a “svuotare” l’edificio selezionando gli “elementi archeologi” che potranno, a seguito di un restauro, essere esposti sull’antistante spazio pubblico dando vita ad una sorta di promenade espositiva con funzione di ingresso pedonale al nuovo headquarters. Concept_Tutto ciò ha suggerito l’idea di mantenere le murature perimetrali del complesso esistente, svestendole di quanto contengono, per inserirvi un nuovo edificio, con una nuova pelle e quindi una nuova immagine che fonde la storia con il futuro; si potrebbe fare l’analogia con le scatole cinesi, accostando il tema di progetto ad una scatola inserita in una scatola più grande. Questo approccio che ribalta l’idea di dover intervenire costruendo necessariamente accostandosi all’edificio storico o inglobandolo, scambia i ruoli dei fattori in campo; ciò che stava dentro ora sta fuori e viceversa, in un scambievole dialogo di significati che originano nuove relazioni interno‐esterno. In questo modo l’edificio appare “dilatato” nello spazio pubblico rendendo evidente la storia e il valore del luogo. L’idea architettonica del nuovo involucro origina dalla storia stessa del bricchettificio, cristallizzando l’aspetto naturale della lignite costituito da parti opache, lucide (vetrate scure), ruvide e rigate sintetizzandolo in un’immagine “monomaterica”. Raggruppamento: (CAPOGRUPPO: RPA s.r.l. - Perugia) (KK ARCHITETTI ASSOCIATI - La Spezia) (PRO-E S.r.l. – Perugia) Capogruppo responsabile: Ing. Dino Bonadies - Coordinatore gruppo di lavoro: Arch. Stefano Galli - PROGETTISTI: - Arch. Tiziana d'Angelantonio, Arch. Simone Moggia, Arch. Giulio Pons (KK ARCHITETTI ASSOCIATI) - Arch. Stefano Galli, Arch. Enrica Rasimelli, Ing. Valerio Mastroianni, Geol. Stefano Piazzoli (RPA S.r.l.) - Ing. Marco Botarelli, Ing. Luca Bonadies, Ing. Valerio Liuzzi (PRO-E S.r.l.)