Alberto Barone
Architetto
31.03.12
Lettera Presidente Ordine APPC Salerno
RICHIESTA DEL CONSIGLIO NAZIONALE ARCHITETTI PPC AGLI ORDINI ARCHITETTI PPC:
15 NOMINATIVI DI PROFESSIONISTI PER GIURIE DI CONCORSI DI IDEE E PROGETTAZIONE
Lettera aperta al Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC
della provincia di Salerno
dott. arch. M. Gabriella Alfano
Cara Gabriella,
lo spunto di questa lettera mi viene fornito dalla iniziativa del CNA; già in passato te ne ho parlato quando l’ordine di Piacenza ne ha diffuso il bando, poi in questi giorni Roma, altri ne seguiranno. E Salerno?
Mi sono ben chiare le tue sincere perplessità ed il tuo onesto scetticismo: non condivido né l’uno né le altre, né li ritengo tanto fondati da eludere il problema.
Lo scorso anno l’Ordine ha assunto una iniziativa interessante - che avrebbe richiesto ulteriore seguito e vigore - mi riferisco alla mostra dei progetti di concorso; già allora nel dibattito sono emersi alcuni dei problemi di cui questa lettera si fa carico. Il merito e’ stato quello di accendere un riflettore su questa attività che, ricordiamolo, è specifica soprattutto della nostra professione, forse è uno dei pochi ambiti in cui subiamo meno la concorrenza esterna; è una opportunità aperta a tutti ma a cui non tutti fanno ricorso.
Le motivazioni sono varie e disparate; la più ricorrente è proprio la sfiducia nella procedura, il più delle volte inquinata da interessi lontani e diversi.
Come non essere d’accordo visto il clima che si respira in Italia, e perché proprio i concorsi di architettura dovrebbero fare eccezione?
E’ uno strano paese il nostro: grande agli occhi del mondo per il valore delle sue architetture, per la diffusione delle sue città d’arte, per le meraviglie dei suoi paesaggi eppure non si cura affatto di perpetuare quella ricerca di qualità: l’architettura interessa le nostre classi dirigenti solo quando fa ‘rumore’ mediatico suscitato soprattutto dal provincialistico entusiasmo per le archistar.
Una sfiducia ben motivata ma non sufficiente per arrendersi.
Il concorso di idee/progettazione è una modalità di accesso particolare ai temi della progettazione, necessita di un impegno specifico, ma anche altro, e chi vi prende parte deve acquisire capacità di sintesi (in due/tre tavole rappresentare la sua idea) nonché di comunicazione affinché quella idea risulti comprensibile e, perché no, accattivante.
Di contro vi deve essere un qualcuno che riesca a decodificare quella idea, la ripulisca dagli eccessi iconici, resista alle tentazioni del sensazionale e degli effetti speciali, in altri termini sappia riconoscere la qualità architettonica. Inoltre - e non è la minore difficoltà - se un concorso è ben organizzato e si pone l’obiettivo della realizzazione, tutto ciò accade all’interno di un numero di circa 100/150 progetti, quando non addirittura di più.
Ora se non tutti gli iscritti ad un ordine professionale partecipano ai concorsi, neppure tutti possono far parte delle commissioni giudicatrici; non può bastare un timbro per acquisire un diritto che non è connaturato affatto ad una iscrizione; né più ancora può bastare il titolo di consigliere per innescare un automatismo che sa di casta. Le elezioni ‘eleggono’ i colleghi che ci rappresentano, non conferiscono alcuna carica aggiuntiva né forniscono miracolisticamente quelle competenze e/o interessi che potrebbero non possedersi.
E’ chiaro che si corrono dei rischi; all’interno significa esporsi a critiche e distingui, superare resistenze e sufficienze; all’esterno poi contrastare quel clima di corruttela di cui ciascuno prima o poi ha fatto esperienza. La soluzione non è a portata di mano ma non per questo può esser rinviata.
E’ tempo che i concorsi diventino una strategia organizzata per il lavoro, a mio avviso l’unica in grado di favorire occasioni di crescita in un periodo di crisi profonda. Solo migliorando le capacità di confronto e accrescendo la forza della propria competitività si possono superare i limiti di una professione sempre più asfittica e marginale ed invece cogliere le opportunità della crisi stessa per rivolgersi alla conquista di mercati, senza distinzione alcuna tra giovani e meno, anzi proprio alle nuove generazioni va l’invito a crederci, nonostante tutto.
Ciascuno deve fare la sua parte: le amministrazioni producendo bandi seri e ben fatti (in giro se ne vedono di risibili); gli ordini vigilando e proponendo giurie competenti e qualificate, gli architetti accettando le regole di un gioco pulito evitando scorciatoie e trucchetti; forse nell’immediato si rinuncerebbe a qualcosa di sicuro (ma è proprio così? c’è sempre un prezzo da pagare) ma alla lunga si tornerebbe a respirare, e noi tutti saremmo liberi di uscire da quei retrobottega nei quali ci siamo infilati.
Un invito dunque, cara Gabriella, al superamento dei limiti di un lettura formale delle norme, di una adesione convinta e ragionata alla iniziativa trasparente del CNA per la segnalazione di 15 potenziali giurati, ma anche altro come la creazione di una struttura di supporto ai Comuni che possa sostenerli sin dalla fase di preparazione dei bandi, evitando così l’inutile rincorsa delle diffide.
Questa iniziativa non è una autopromozione e qualora possibile non avanzerò alcuna mia candidatura; ti chiedo di pubblicare questa lettera sul nostro sito, aprire lo spazio di un forum che intercetti le opinioni dei colleghi e decidere.
Ciò che non può essere è la condizione minimale in cui ciascun architetto iscritto all’ordine degli architetti di Salerno rinuncia ad un pezzo di credibilità, e non è detto che sia per colpe solo sue.
Cava de’ Tirreni, 27 marzo 2012
Cordialmente
Alberto Barone
15 NOMINATIVI DI PROFESSIONISTI PER GIURIE DI CONCORSI DI IDEE E PROGETTAZIONE
Lettera aperta al Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC
della provincia di Salerno
dott. arch. M. Gabriella Alfano
Cara Gabriella,
lo spunto di questa lettera mi viene fornito dalla iniziativa del CNA; già in passato te ne ho parlato quando l’ordine di Piacenza ne ha diffuso il bando, poi in questi giorni Roma, altri ne seguiranno. E Salerno?
Mi sono ben chiare le tue sincere perplessità ed il tuo onesto scetticismo: non condivido né l’uno né le altre, né li ritengo tanto fondati da eludere il problema.
Lo scorso anno l’Ordine ha assunto una iniziativa interessante - che avrebbe richiesto ulteriore seguito e vigore - mi riferisco alla mostra dei progetti di concorso; già allora nel dibattito sono emersi alcuni dei problemi di cui questa lettera si fa carico. Il merito e’ stato quello di accendere un riflettore su questa attività che, ricordiamolo, è specifica soprattutto della nostra professione, forse è uno dei pochi ambiti in cui subiamo meno la concorrenza esterna; è una opportunità aperta a tutti ma a cui non tutti fanno ricorso.
Le motivazioni sono varie e disparate; la più ricorrente è proprio la sfiducia nella procedura, il più delle volte inquinata da interessi lontani e diversi.
Come non essere d’accordo visto il clima che si respira in Italia, e perché proprio i concorsi di architettura dovrebbero fare eccezione?
E’ uno strano paese il nostro: grande agli occhi del mondo per il valore delle sue architetture, per la diffusione delle sue città d’arte, per le meraviglie dei suoi paesaggi eppure non si cura affatto di perpetuare quella ricerca di qualità: l’architettura interessa le nostre classi dirigenti solo quando fa ‘rumore’ mediatico suscitato soprattutto dal provincialistico entusiasmo per le archistar.
Una sfiducia ben motivata ma non sufficiente per arrendersi.
Il concorso di idee/progettazione è una modalità di accesso particolare ai temi della progettazione, necessita di un impegno specifico, ma anche altro, e chi vi prende parte deve acquisire capacità di sintesi (in due/tre tavole rappresentare la sua idea) nonché di comunicazione affinché quella idea risulti comprensibile e, perché no, accattivante.
Di contro vi deve essere un qualcuno che riesca a decodificare quella idea, la ripulisca dagli eccessi iconici, resista alle tentazioni del sensazionale e degli effetti speciali, in altri termini sappia riconoscere la qualità architettonica. Inoltre - e non è la minore difficoltà - se un concorso è ben organizzato e si pone l’obiettivo della realizzazione, tutto ciò accade all’interno di un numero di circa 100/150 progetti, quando non addirittura di più.
Ora se non tutti gli iscritti ad un ordine professionale partecipano ai concorsi, neppure tutti possono far parte delle commissioni giudicatrici; non può bastare un timbro per acquisire un diritto che non è connaturato affatto ad una iscrizione; né più ancora può bastare il titolo di consigliere per innescare un automatismo che sa di casta. Le elezioni ‘eleggono’ i colleghi che ci rappresentano, non conferiscono alcuna carica aggiuntiva né forniscono miracolisticamente quelle competenze e/o interessi che potrebbero non possedersi.
E’ chiaro che si corrono dei rischi; all’interno significa esporsi a critiche e distingui, superare resistenze e sufficienze; all’esterno poi contrastare quel clima di corruttela di cui ciascuno prima o poi ha fatto esperienza. La soluzione non è a portata di mano ma non per questo può esser rinviata.
E’ tempo che i concorsi diventino una strategia organizzata per il lavoro, a mio avviso l’unica in grado di favorire occasioni di crescita in un periodo di crisi profonda. Solo migliorando le capacità di confronto e accrescendo la forza della propria competitività si possono superare i limiti di una professione sempre più asfittica e marginale ed invece cogliere le opportunità della crisi stessa per rivolgersi alla conquista di mercati, senza distinzione alcuna tra giovani e meno, anzi proprio alle nuove generazioni va l’invito a crederci, nonostante tutto.
Ciascuno deve fare la sua parte: le amministrazioni producendo bandi seri e ben fatti (in giro se ne vedono di risibili); gli ordini vigilando e proponendo giurie competenti e qualificate, gli architetti accettando le regole di un gioco pulito evitando scorciatoie e trucchetti; forse nell’immediato si rinuncerebbe a qualcosa di sicuro (ma è proprio così? c’è sempre un prezzo da pagare) ma alla lunga si tornerebbe a respirare, e noi tutti saremmo liberi di uscire da quei retrobottega nei quali ci siamo infilati.
Un invito dunque, cara Gabriella, al superamento dei limiti di un lettura formale delle norme, di una adesione convinta e ragionata alla iniziativa trasparente del CNA per la segnalazione di 15 potenziali giurati, ma anche altro come la creazione di una struttura di supporto ai Comuni che possa sostenerli sin dalla fase di preparazione dei bandi, evitando così l’inutile rincorsa delle diffide.
Questa iniziativa non è una autopromozione e qualora possibile non avanzerò alcuna mia candidatura; ti chiedo di pubblicare questa lettera sul nostro sito, aprire lo spazio di un forum che intercetti le opinioni dei colleghi e decidere.
Ciò che non può essere è la condizione minimale in cui ciascun architetto iscritto all’ordine degli architetti di Salerno rinuncia ad un pezzo di credibilità, e non è detto che sia per colpe solo sue.
Cava de’ Tirreni, 27 marzo 2012
Cordialmente
Alberto Barone



