Luigi Centola
Architetto
29.05.09
La Fiducia Nel Futuro
Le brevi riflessioni che seguono non sono un ricordo dell’uomo, né un bilancio della decennale attività di Presidente, lascio questo compito ai tanti amici e agli autorevoli colleghi che hanno avuto modo di frequentare Raffaele e di apprezzarne le doti umane e professionali. E’ troppo presto per tentare di delinearne con precisione la multiforme eredità di politico, leader indiscusso delle professioni intellettuali e convinto sostenitore della terza logica. Vorrei qui invece soltanto ricordare, da apprendista, due momenti nei quali ho avuto il privilegio di lavorare al suo fianco: la preparazione di un concorso e la riflessione sui contenuti di un discorso. Due episodi dove il programmatore e l’urbanista tracciano la strada maestra per il futuro democratico di una comunità e, ci auguriamo, lo sviluppo sostenibile del nostro paese.
Il concorso è quello per la realizzazione del Parco della Memoria di San Giuliano di Puglia sul luogo della scuola dove persero la vita 27 bambini e la loro maestra. Il discorso è quello pronunciato al Congresso Mondiale UIA di Torino.
Dopo una libera competizione di progettisti e di idee, il giudizio unanime di una autorevole giuria ed il sincero apprezzamento del Comitato Vittime della scuola Jovine, l’esecutivo del progetto vincitore del concorso internazionale è oggi in via di sviluppo. A breve cominceranno i lavori e in pochi mesi sarà inaugurato il Parco della Memoria, piccolo ma significativo intervento che completerà il recupero post-sisma della città vecchia di San Giuliano. Se la realizzazione manterrà le promesse offerte dai disegni e dai prototipi avremo uno spazio pubblico significativo che ricorderà, con sobrietà e sensibilità, le giovani vittime proponendo allo stesso tempo un messaggio di incontro e di speranza; messaggio di cui la comunità di San Giuliano ha assoluto bisogno per ricominciare a vivere. Raffaele non solo ha generosamente messo a disposizione del Sindaco un competente contributo professionale, personale, degli Ordini e del CNAPPC, ma è stato presente più volte, subito dopo la tragedia e nella presentazione pubblica del progetto, per testimoniare la vicinanza di noi architetti. Dopo questa toccante esperienza, preceduta da anni di intense battaglie per la promozione dei concorsi e della meritocrazia, Raffaele ha ispirato un manuale di buona pratica per la programmazione delle opere pubbliche e lo sviluppo dei concorsi di progettazione che il CNAPPC ha messo a disposizione degli Amministratori, nella certezza che soltanto attraverso il confronto virtuoso si possa raggiungere la qualità. Questo prezioso strumento ci consentirà di continuare a far conoscere e promuovere la migliore procedura possibile per la realizzazione di un’opera pubblica.
Riguardo il contributo della comunità internazionale degli architetti per risolvere i difficili problemi ecologici e sociali del nostro tempo, Raffaele individua la linea da seguire nell’intervento di apertura del XXIII Congresso Mondiale di Torino 2008: “Non è un caso se, la casa e l'ambiente siano tra i principali punti dell'agenda politica dei governi europei. Il Premier inglese Brown ha annunciato la realizzazione tra il 2016 e il 2020 di almeno dieci ‘ecotowns’ ad impatto, consumo ed emissioni zero. Lo stesso accade in Francia dove il governo presieduto da Sarkozy annuncia, nel rapporto Attali del 2008, di voler costruire, entro il 2012, dieci ‘ecopolis’, con città o quartieri di almeno 50.000 abitanti.” La triste attualità del terremoto in Abruzzo e la proposta del Piano Casa hanno, di fatto, riaperto anche in Italia il dibattito sulla ricostruzione e lo sviluppo urbano, in particolare con la proposta del Governo Berlusconi di realizzare 100 new towns, una per ogni provincia italiana e di collocarne la prima nei pressi dell’Aquila. In televisione e sui giornali sono state svelate alcune immagini della new town promossa da un imprenditore. Come dovrebbero essere strutturate le nostre ecocittà? Ma soprattutto dove collocarle e quale il loro contributo al paese? Raffaele risponde, in anticipo, con lucida visione nelle conclusioni dello stesso Congresso Mondiale di Torino: "Perché l'Italia torni al futuro, trasformiamo le nostre periferie in brani di ecocittà".
Anche come urbanista Raffaele era avanti. Invece di consumare prezioso territorio ed ispirasi a romantiche città-giardino, utopiche oasi immerse nella natura incontaminata, bastò riflettere sul contesto italiano per individuare, quei luoghi dove ‘innestare’ le nostre ecocittà: le dense periferie con la mancanza assoluta di spazi di relazione come a Napoli, a Palermo, a Roma e a Milano; le aree industriali inquinate, dismesse o in via di dismissione; l’espansione a macchia d’olio delle villettopoli. Innestare significa, in ogni caso, non occupare mai nuovo suolo ma rottamare, riqualificare, integrare, ricostruire chirurgicamente, mettendo in sinergia le migliori energie creative ed imprenditoriali italiane, per migliorare l’esistente e la vita dei cittadini invece di sottrarre futuro alla natura ed alle future generazioni oltre che a noi stessi.



